Trifone Addeo

Trifone Addeo


Trifone Addeo, camicia bianca, occhiali da sole, alza la cornetta. Che vive in un sogno, lo sa da quando è nato, ma fa finta che sia la realtà. È iniziato tutto così: decidendo di telefonare al famoso antropologo dei sogni, Patrick Lowie. «Pronto, Signor Lowie? Le promesse vanno mantenute, da qui, dove mi trovo in questo momento, vedo l'Imyriacht. Una vista spettacolare. Erutta, erutta in una calma sorprendente. La natura non va in panico, accetta i cambiamenti come normali, necessari. Come una processione di tempi passati. Gli uomini non capiscono niente della natura. Sì, gli alberi bruciano sotto i fiumi incandescenti di una lava che spazza via tutto al suo passaggio. Sì, le assicuro che è proprio il vulcano Imyriacht, lo so, lo so che sta cercando questo luogo da ormai troppo tempo. Volevo dirle che non sono sicuro di poter tornare. Ho disegnato il percorso fatto su un bloc notes, ma i fogli sono volati via come uccelli bianchi in cielo. Sì, ho piazzato un totem di pietra ad ogni incrocio, ma per arrivare qui, ho camminato in un bosco, s’intravedeva una città, uso l’imperfetto perché dopo poche ore, non si c’era più, scomparsa. Per arrivarci ho dovuto attraversare il giardino di una vecchia villa disabitata. È da qui che la sto chiamando, sì. È tutto in perfetto stato, mi sento accolto e protetto da questi muri. Ho avuto immediatamente la sensazione che questa villa mi appartenesse, mi appartiene?... Grazie. Sono entrato senza avere paura, ma con me c’era un cane che mi ha tenuto compagnia durante tutto il tragitto ignorandomi. Diverse settimane di cammino, sì. Appena entrato, il mio sguardo è stato catturato da una porta socchiusa. Sembrava una biblioteca, come se qualcuno avesse riunito tutti i ricordi intensi di una vita o di un passato che non invecchia, in questa stanza. Era particolarmente piacevole. Sì, libri, molto antichi, fotografie, lettere e cartoline… Ah, aspetti, non ho guardato, vado a vedere.» Trifone Addeo chiude la finestra, posa la cornetta e si dirige verso la biblioteca, il cane ha smesso di seguirlo. Prende la posta, qualche foto e torna al telefono appoggiato su un tavolino basso d’avorio. «Pronto? Sì, allora la scrittura non è molto chiara. È firmata Jacobus... Loi o Lohier… ah sì ecco, Jacobus Lohier. Pronto? Ha riagganciato.» Trifone si toglie la camicia, a torso nudo, con lo sguardo meravigliato, sente il calore del vulcano che lo irradia. I fogli del bloc notes per orientarsi in caso di un eventuale ritorno sorvolano gli alberi assetati. Comunque non siamo niente, tanto vale perdersi nei viali di una città abbandonata, non siamo niente, ma nulla è più bello di questo niente. Cammina verso una pianura che sale all’infinito, verso cime di alberi spogli. Più va avanti, più sente il ruggito del mostro, Trifone non ha paura di nulla. Gli sembra di intravedere sulle sponde del lago di lava un uomo armato di una spada, braccia dietro la schiena, un immenso libro al posto della testa. Il libro prende fuoco. All’improvviso qualcuno gli tocca la spalla e lui si volta, sorpreso, intimidito dallo sguardo dell’uomo, sorridente, rassicurante, che lo aspetta con le braccia spalancate. L’uomo gli dice: «Ho trovato la strada, le ho riportato i suoi totem di pietra.» Trifone Addeo resta zitto, impietrito, poi parla e ripete: «Era l’unica possibilità che mi restava di tornare a casa. Si rende conto? Era l’unica possibilità che mi restava di tornare a casa. Si rende conto?» L’uomo si avvicina: «Sono la sua bambola voodoo. Mi infili gli aghi che le circondano gli occhi.» La terra trema. Gli uccelli sono in trappola, le foglie bruciano. Trifone dice fra sé: «Non mi devo svegliare! Devo vedere tutto fino alla fine!» Poi grida: «Dove siamo?» La bambola voodoo risponde con calma: «Siamo a Mapuetos. La città che non esiste in un mondo che non esiste. Siamo dove ha sempre sognato di essere». Trifone Addeo prova un briciolo di felicità, poi gira su sé stesso, sempre più velocemente, gira, gira, gira e poi si sveglia.


Chi è Trifone Addeo ?

Trifone Addeo è nato nel febbraio del 1974 nel Vallo di Lauro, zona geografica della Bassa Irpinia. Sensibile alle visioni macabre di Edward Gorey, alla fotografia concettuale di Christo Tee e al cinema sperimentale di Shirley Clarke, si occupa di ricerche indipendenti nell'ambito della storia delle tradizioni popolari. Scrive, soprattutto per gli altri; viaggia, soprattutto con la fantasia. Libero, esorta alla libertà.



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Traduzione : Irene Seghetti

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