Mehdi Meskar

Mehdi Meskar


«Le piacciono le leggende Signor Meskar?» Non risponde, camminiamo sul lungomare Falcomatà, dove il panorama sullo stretto di Messina e sull’Etna è semplicemente unico. Siamo in Italia, in Calabria, e ci troviamo a due passi dal mare, è estate e ho voglia di farmi del male, in questo posto ci si sente lontani dal mondo, a mille leghe dalla confusione metodica. Gli anni passati in Marocco mi travolgono, nessun rimpianto, una semplice constatazione. Mehdi Meskar non parla in questo sogno. A ogni mia domanda risponde con un sorriso muto, lo sguardo fisso. Gli anni passati in Italia lo travolgono. È successo tutto molto in fretta. Il caffè è stato una cattiva idea, avrei dovuto rifiutare.


Passiamo davanti a bar affollati, a persone innamorate, a un juke-box, a un bambino che infila una moneta, ha scelto Mina. Due adolescenti si contendono un cuore, poi improvvisamente vengono alle mani, si azzuffano. La voce della cantante si fa sempre più lontana, io rivolgo a Mehdi altre domande, mi sorride ancora, gli adolescenti si strappano i vestiti, il cuore, invece, è scomparso. La vista rimane fenomenale, ma l’atmosfera si fa minacciosa. L’Etna mi ricorda un altro vulcano. Alcuni sfaccendati si abbuffano di pizza. «Mi hanno detto che si chiamavano tutti Aschenez qui, lo sapeva? La legenda racconta che fu un mercante ebreo ad aver fondato Reggio Calabria dopo il diluvio». Allunghiamo il passo. Il ragazzo mi guarda e prende finalmente la parola: «Lei chi è? Non la conosco ed è mezz’ora che mi fa domande». Non è solo, non avevo visto la giovane donna alla sua destra. Sento il telefono squillare: «Sì, sono Patrick Lowie, sì, sì… Copenaghen? Prendo il primo volo». Dopo aver riagganciato gli annuncio: «Mi spiace Mehdi, devo andare». Si avvicina e bisbiglia: «La donna alla mia destra è la mia ex. Non sto più con lei da molto tempo ma la tengo nel mio cuore, nonostante il dolore del periodo della separazione. Mi segue in tutti i sogni». Lei corre sul lungomare, lui la segue, li vedo correre insieme, mano nella mano. Prendo un taxi in direzione dell’aeroporto. Rivedo la scena dallo schermo del mio smartphone, come in un film, poi il seguito: li vedo rincorsi da un gruppo di vecchi minacciosi, di poliziotti ubriachi, di persone piene di sé intente a proteggere sacchi d’immondizia, vecchi principi morali beceri, i due scappano e si ritrovano in cima a una cascata. Si tuffano per sfuggire alle autorità. Una volta in acqua, non si separano e nuotano a lungo senza bisogno di riprendere fiato, è il loro modo personale di continuare a scappare. Fino a quando la donna gli propone di andare a Copenhagen. Sempre di fronte allo stesso panorama, l’uomo mi dice: «Quando la mia ex mi ha chiesto di andare a vivere in Danimarca con lei, ho provato un senso di liberazione, l’idea di partire mi rendeva il cuore leggero e placava le mie paure dalla minaccia che incombeva su di noi. Mi sembrava il paese perfetto in cui sentirsi al sicuro. Cosa ne pensa? È un sogno strano, non le pare?»


In realtà non so quanto ci sia di vero di in questo ritratto, ma mi sembra di essere seduto a un tavolo, in un dehors di una brasserie a Parigi. Mehdi Meskar ha appena firmato un contratto per il ruolo da protagonista con un regista geniale, beviamo un caffè, è felice e raggiante. Gli dico: «Sta per diventare una legenda ormai, ho un ruolo da proporle in un film che ho scritto, il romanzo esce a breve: Il marito di mio fratello, il film sarà girato in parte a Mapuetos. Dopo un breve istante mi confessa: «I suoi ritratti sono strani, non è da me, ma quando leggo fra le riga, ci scopro uno specchio terribile». Il caffè è stato una cattiva idea, avrei dovuto ordinare un succo.


Chi è Mehdi Meskar ?

Nato in Calabria nel 1995 da una famiglia marocchina, Mehdi Meskar si stabilisce a Parigi all’età di 15 anni. Recita in diversi cortometraggi e fa la sua prima apparizione sul grande schermo nel film Nella casa di François Ozon. Al tempo stesso si esibisce in diversi teatri italiani e francesi con testi di Francesco Gatti, Luigi Pirandello o Eugène Durif. Nel 2013 viene scelto da Franco Dragone per lo spettacolo Story of a Fort, Legacy of a Nation presentato a Abu Dhabi durante il Qasr al-Hosn Festival. In quell’occasione viene notato da Fariborz Kamkari che gli propone il ruolo principale nel film Pizza e datteri, uscito nel 2013. Nel 2016 interpreta Samy, fidanzato innamoratissimo di Karine in Orpheline diretto da Arnaud des Pallières. Nel 2017 ottiene il primo ruolo in Les Engagés, serie a tema LGBT, con la regia di Sullivan Le Postec. Incarna il ruolo di Hicham, giovane ventiduenne che decide repentinamente di raggiungere Thibaut a Lione per vivere dichiaratamente la propria omosessualità.



Consultabile on-line :

Traduzione : Irene Seghetti


© Patrick Lowie / créé par Yenaky / Tous droits réservés / Design: HTML5 UP